Sharing is caring!

Chi vuol essere influencer? No, non si tratta del titolo di un nuovo programma della tv generalista. Forse vuole essere una domanda provocatoria che apre le porte a un mondo fantastico, che nell’immaginario comune è fatto di privilegi, soldi facili, viaggi e prodotti in regalo; insomma un “non lavoro” che è il lavoro dei sogni di tutti.

Un nuovo fenomeno in espansione

Negli ultimi e recenti anni il fenomeno degli influencer è scoppiato come una bomba ad orologeria. Una deflagrazione che ha coinvolto tutti, su più canali, dando origine a una schiera di “personaggi” talvolta ben costruiti che grazie ad una popolarità sempre crescente pubblicizzano prodotti di varia natura o servizi sotto compenso da parte delle aziende.

Inizialmente c’erano pochi e mirati influencer, tra i più storici e noti Chiara Ferragni e Mariano Di Vaio. Poi con l’affermarsi dei social network, e in particolare di Instagram, è nata una moltitudine infinita di influencer di ogni età e da ogni parte del mondo. Sarebbe curioso avere un numero esatto, o addirittura capire ogni giorno quanti influencer spuntino dal nulla.

Tutto questo per una democratica, se non populista, convinzione che tutti possono promuovere e dettare tendenze sui social. Basta uno smartphone, raccogliere un po’ di follower per iniziare, scattare qualche foto con prodotti di ogni genere, mettere insieme un mucchio di hashtag a caso e il gioco è fatto. “Che ci vuole?”, la frase preferita dai tuttologi del mondo del marketing e non solo.

Cambia la tua vita,
investi nel settore del futuro,
diventa il fornitore di luce e gas della tua citta!


No, non tutti possono fare gli influencer

Brutta rivelazione, vero? Anzi, puntualizziamo, tutti in teoria avremmo le potenzialità per farlo ma non tutti hanno le capacità. Sì perché per fare l’influencer un minino di competenza, intraprendenza e personalità ci vogliono. Ma non è tutto. Servono anche capacità e conoscenze dei mezzi a disposizione, saper elaborare una strategia, essere comunicativi e incisivi, saper lavorare con ogni tipo di azienda. Inoltre non guasterebbe una sorta di “eticità”, lasciatemi passare il termine, che identifichi la propria linea di azione con dei principi.

La nascita dell’influencer marketing

Come abbiamo detto con l’avvento dei social media si è fatto strada un numero sempre crescente di figure che riescono a esercitare una social influence sui propri follower/fan, di fatti andando a spostare il gradimento di importanti target verso un determinato brand portando infine a conversione il lead, ovvero portando all’acquisto.

Per questo possiamo parlare propriamente di influencer marketing, uno strumento che ha assunto una rilevanza strategica per molti brand al fine non solo di aumentare le vendite, ma anche per accrescere la propria reputation.

Sono sempre di più le aziende che scelgono di affidarsi all’influencer marketing, ma è bene sapere che questo mezzo risulta davvero efficace se inserito in una strategia marketing di più ampio respiro su più canali, con una comunicazione mirata e azioni ben pianificate.

Definire una strategia di influencer marketing

Come un’azienda può scegliere l’influencer più adatto? Come si definisce una strategia vincente? Quali fattori è importante tenere in considerazione? Ecco qui alcuni punti chiave per definire una strategia di influencer marketing di successo.

 

  1. Scegliere l’influencer giusto. Non sempre l’influencer che vanta il numero più alto di like e follower è quello più adatto alla propria campagna. La regola base da cui partire è certamente far ricadere la propria scelta su una persona che abbracci la filosofia dell’azienda, che sia portatrice degli stessi valori e che sia facilmente associabile al prodotto se non identificabile. Le strade possibili sono diverse, ad esempio un influencer che sia davvero una figura di riferimento del settore – si pensi agli chef stellati per il campo del food e della cucina in genere – oppure al contrario si può puntare su una figura al di fuori dell’ambito merceologico dell’azienda committente, ma che abbia una sua autorevolezza e credibilità. Un altro trend recente è quello di selezionare piccoli-influencer, cioè figure che hanno piccola comunità di riferimento e una grande capacità di coinvolgimento, divenendo così veri ambasciatori del prodotto/servizio.

 

  1. Definire gli obiettivi della campagna di influencer marketing. Sembra un passaggio scontato, ma in realtà è fondamentale. Se non si ha chiara la meta da raggiungere è difficile comprendere la strada da intraprendere. In questo caso gli obiettivi non sono semplicemente quante vendite in più si vogliono realizzare, ma anche comprendere le tempistiche ma soprattutto se gli obiettivi devono essere continuativi nel tempo.

 

  1. Analizzare i dati, no solo dopo la campagna ma soprattutto prima. Sicuramente è necessario capire i dati di engagement dell’influencer prescelto, che non è il mero numero di follower che compare nel profilo di Instagram. Oggi gli strumenti messi a disposizione, tra gli altri, da Google Analytics e Facebook Insights sono sempre più raffinati, sono stati inoltre compiuti passi da gigante anche nella definizione di nuovi e più appropriati benchmark per misurare l’efficacia di tale piano.

 

  1. Definizione e estrema cura dei contenuti. L’influencer marketing, infatti, si lega fortemente al content marketing. Non solo è necessario definire il messaggio da lanciare ma soprattutto come questo deve arrivare al target di riferimento. Non solo il contenuto ma anche la forma, lo stile, il tone of voice sono fondamentali. Generalmente l’azienda deve fornire all’influencer selezionato delle linee guida ben precise a cui attenersi, ma è altresì importante fornire all’influencer una certa autonomia, che consenta di esprimere la propria creatività, la propria personalità, mantenendone intatte genuinità e spontaneità.

Sharing is caring!