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Torniamo a parlare di Design Thinking, questa volta cercando di passare dalla teoria alla pratica, cioè capire meglio gli ambiti di utilizzo che possono essere molteplici perché si tratta di uno strumento considerato davvero alla portata di tutti grazie alle declinazioni e alla volontà di mettere l’innovazione al centro della propria strategia per ottenere risultati tangibili e misurabili nel tempo.

Per chi ancora avesse dei dubbi su cosa sia, allora vi consiglio di leggere qui l’articolo introduttivo al Design Thinking che

è un processo iterativo che può essere applicato alla risoluzione di problemi complessi e grazie all’impiego di una prospettiva diversa e creativa. Questo aspetto pluriprospettico nasce dal coinvolgimento di più ambiti aziendali, di più persone che per questo diventano il centro dell’analisi. E le “persone” in questo caso non sono solo i dipendenti di un’azienda ma anche clienti, fornitori, tutti coloro che possono fornire informazioni utili e strategiche per portare a una soluzione per un problema. Ma non è solo questo. 

Anche per conoscere le fasi del processo vi consiglio la lettura del mio precedente articolo, in cui potrete rendervi conto delle sue maggiori caratteristiche, ovvero velocità e grandi quantità di informazioni e soluzioni che possiamo produrre. 

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Il Design Thinking per le Startup

Il crescente interesse verso questo modello innovativo sta facendo registrare sempre più ambiti di applicazione, concretizzando di fatto gli utilizzi e ampliando il corollario degli esempi.

Sicuramente uno degli ambiti di applicazione maggiormente associato al modello di Design Thinking è quello delle Startup. Come si dice “chi ben comincia è già a metà dell’opera” e senza dubbio iniziare una nuova avventura ad esempio imprenditoriale utilizzando questo metodo può essere un punto di partenza vincente. Soprattutto se si parla di nuove imprese in ambito digitale. In questo caso anche le 5 fasi portanti del metodo saranno più semplici da costruire, senza essere condizionate da strutture preesistenti e sfruttando al massimo i processi creativi del metodo.

Revisionare prodotti e servizi. O crearne di nuovi

Altro ambito in cui il Design Thinking risulta molto utilizzato è quello relativo ai prodotti e servizi. Soprattutto se in riferimento ad aziende già esistenti, con una storia e un vissuto alle spalle. È questo il caso in cui diventa chiaro come ci troviamo di fronte a uno strumento “democratico” e alla portata di tutti.

Molte volte per compiere una profonda revisione di prodotti o servizi che magari a lungo andare non risultano totalmente efficienti e performanti, è necessario partire dalle basi, cioè dalla ridefinizione dei processi aziendali già esistenti e altresì nei processi creativi; dal momento della produzione, realizzazione e fino alla distribuzione.

Naturalmente, un po’ come per le startup, questo processo vale anche per la creazione ex novo di un prodotto o servizio, affinché il risultato sia ottimale.

Risoluzione di problemi complessi

Sembra strano, invece, è più semplice a farsi che a dirsi. In quegli ambienti lavorativi in cui si possono venire a creare delle situazioni di stallo, dovute appunto all’insorgere di problemi o dei pregressi fallimenti di strategia, il Design Thinking può essere una soluzione facile ed efficace per far in modo che tutta la macchina aziendale torni a lavorare correttamente.

Merito anche delle divisioni in fasi e soprattutto della possibilità di usare la creatività per definire bisogni, problemi e opportunità su cui ideare nuove soluzioni. Nella fase di ideazione, non dimentichiamolo, gioca altresì un ruolo fondamentale la compartecipazione di più figure, meglio se appartenenti ad ambiti lavorativi differenti, che consentono il confronto e amplificano la visione d’insieme per arrivare a soluzioni differenti.

Sfruttare il Design Thinking nel marketing

Sappiamo bene quanto alla base della diffusione del Design Thinking vi sono tutte quelle tecnologie digitali che di fatto hanno accelerato una serie di processi di business e altresì hanno abilitato una creatività estremamente diffusa. In una visione più ampia nel macrocosmo del marketing, è l’elemento empatico che diventa la chiave di volta soprattutto per dare maggiore risalto e valore al cliente. Come ricordiamo nel tempo le strategie di marketing si sono spostate da un modello prodotto-centrico a uno cliente-centrico. Ed è qui che entra in gioco il Design Thinking che proprio nella prima fase pone maggiore attenzione all’empatia, cioè entrate in contatto con gli utenti per comprenderne i bisogni, i desideri e gli obiettivi. In questa prima fase è necessario raccogliere il maggior numero di informazioni sull’utente, evitando il contorno che possono essere pregiudizi e aspettative. Dunque conoscere chi si ha difronte, l’utente finale, è essenziale per mettere in moto il processo e passare alle fasi successive.

Sviluppare, dunque, l’empatia come visione operativa nel marketing può offrire un punto di vista privilegiato nell’obiettivo primario, ad esempio la risoluzione delle problematiche degli utenti. Insomma mettersi “nei panni degli altri” e assumerne la prospettiva differente è il primo passo del Design Thinking, non lo sapevi? Se già attivi questo atteggiamento, allora hai già compiuto il primo passo per intraprendere questo percorso. Per fare gli altri passi, invece, posso guidarti io. Chiedimi come!






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