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Nelle consulenze che molte volte faccio ad esempio sviluppare un progetto o un prodotto, o semplicemente quando con qualche amico mi capita di parlare di analisi di problemi per trovare una soluzione aiutare aziende, o semplicemente per dispensare qualche consiglio, c’è sempre nell’utente inesperto quell’ansia mista a desiderio puramente umani di ottenere dei risultati.

Il prima possibile. Espressione che quasi sempre si trasforma in “subito”. Se qualcuno diceva che “l’attesa del piacere è essa stessa il piacere”, sicuramente non lavorava nell’ambito del marketing o del business. Lasciatemi passare la battuta.

Siamo dunque abituati a lunghi e intensi processi di analisi, che richiedono tempo, ricerca, confronto, costruzione, volte demolizione e superamenti di ostacoli di ogni genere per poi giungere alla meta. Praticamente siamo moderni eroi che della strategia hanno fatto la propria arma.

Tra le armi in nostro possesso abbiamo già conosciuto e introdotto il Design Thinking, “un processo iterativo che può essere applicato alla risoluzione di problemi complessi e grazie all’impiego di una prospettiva diversa e creativa” – che puoi approfondire qui – fatto di diverse fasi ben distinte, che generano la possibilità di elaborare una grande quantità di informazioni. È prevedibile che questo tipo di processo possa richiedere diverso tempo, giustamente. Come la mettiamo, allora, con quelli che preferiscono soluzioni “fast” senza rinunciare a qualità, innovazione e risultato efficace? C’è il Design Sprint.

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Cosa è il Design Sprint?

Dal nome è presto detto. Un design “breve e veloce”, uno scatto verso il traguardo finale. In pratica consiste in un processo solitamente definito in 5 giorni che prevede un percorso di domande, analisi, progettazione, prototipazione e test. La peculiarità, anche in questo caso è il grande coinvolgimento e ricorso alla creatività dei partecipanti ai momenti di workshop per mettere in circolo le idee, un approccio collaborativo per arrivare a soluzioni semplici di problemi anche complessi in un breve lasso di tempo.

Perché la vera “rivoluzione” di questo approccio è la formula dei 5 giorni, praticamente dal lunedì al venerdì, poi tutti a casa per il week end con una bella soluzione in tasca!

Il metodo nato in casa Google

Come nasce, ma soprattutto dove nasce il Design Sprint? Sì avete letto bene, in casa Google Venture per la precisione, il ramo che si occupa di investimenti in start-up innovative. L’autore e soprattutto colui che ne ha definito il nome è stato Jake Knapp, che con il suo libro “Sprint” ha contribuito al successo e alla grande diffusione di questa metodologia progettuale.

Un metodo utilizzato proprio da Google per agevolare lo sviluppo di esperienze digitali che dalle semplici start-up ha poi conquistato grandi aziende di tutti i settori, senza tralasciare le piccole realtà che non necessariamente gravitano nel microcosmo digitale. Questo perché il Design Sprint è largamente utilizzato anche per analizzare e risolvere problemi legati all’organizzazione di un’azienda, ai processi di produzione, allo sviluppo del marchio e molto altro.

Le fasi del Design Sprint

Abbiamo parlato, quindi, di 5 giorni. Ma che si fa in questi giorni? Lo so, è la domanda che a questo punto ti stai ponendo. Qui una semplice infografica attinta proprio dal sito di Jake Knapp che ti consiglio di visitare.

https://jakek.medium.com/stop-brainstorming-and-start-sprinting-16180839b43d#.vx9t5k2kz

 

Schematizziamo le fasi/giornate:

  • Lunedì: ci si concentra sulla mappatura, cioè sulla comprensione del problema, sulla raccolta dati ascoltando esperti e lavorando sul target di riferimento che è anche la fonte da cui attingere le informazioni.
  • Martedì: si schematizzano e si abbozzano le prime soluzioni attraverso momenti di brainstorming di gruppo in cui ci si confronta e si sondano le possibili soluzioni.
  • Mercoledì: è il momento di prendere decisioni, di scegliere le soluzioni migliori e fattibili e definire i punti principali della strategia.
  • Giovedì: elaborare un prototipo realistico e realizzabile, ma soprattutto testabili con persone vere.
  • Venerdì: fase di test con utenti finali per comprendere se il prodotto ottenuto funziona.

Come si può vedere chiaramente, il Design Sprint è uno strumento efficiente per testare velocemente delle idee assottigliando i rischi che tutti i progetti comportano, soprattutto se prevedono una lunga e articolata fase di progettazione della soluzione.

Utilizzi e applicazioni del metodo

Tutto bello, ma in che casi lo si può utilizzare? Praticamente le declinazioni di utilizzo sono vaste e variegare e riescono a coprire differenti campi di applicazione, che possono andare dall’organizzazione interna della stessa azienda, alla progettazione e lancio di un nuovo prodotto o servizio. Il Design Sprint può venire in tuo aiuto se ad esempio hai un’idea di business e vuoi valutare se è destinata ad avere successo, se vuoi dare un’importa più digital alla tua comunicazione e alla tua immagine, o se vuoi semplicemente migliorare le performance del sito o della tua app.

Tutto questo in tempistiche contratte ma con un risultato di sicuro efficiente. È soprattutto questa differenza di impiego di tempo che lo contraddistingue dal Design Thinking oltre a un percorso iterativo che tiene fortemente in considerazione i bisogni degli utenti e prototipi che a volte sono solo delle Roadmap che spiegano come verrà sviluppata la soluzione, senza però dare evidenze fisiche della soluzione stessa.

Attenzione però! Il Design Sprint non vuole certo sostituire il Design Thinking. Anzi si è affiancato a quello come un altro approccio, che allo stesso modo fa sempre leva su alcuni aspetti chiave del design. Non un duello ma un’alleanza tra strumenti che vanno così ad arricchire le metodologie a disposizione di consulenti e designer.

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