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Dopo aver analizzato nel dettaglio tutto ciò che il marketing non è, credo sia il caso di concentrarmi su quello che, almeno per il momento, il marketing a mio avviso è. Lo faccio partendo dalla definizione che ne dà Philip Kotler, padre del marketing moderno.

La definizione di Kotler

Secondo lo statunitense, il marketing è quel processo sociale e manageriale diretto a soddisfare bisogni ed esigenze attraverso processi di creazione e scambio di prodotti e valori. È al contempo l’arte e la scienza di soddisfare le esigenze di un mercato di riferimento, realizzando un profitto, fattore fondamentale per chi fa impresa.

Concetti che sento miei

Tra tutte le definizioni di marketing che ho letto in anni di studio, questa è senza dubbio quella che mi ha più convinto. Vi ho infatti trovato concetti importanti, che sento profondamente miei in quello che è il mio costante approccio alla materia.

Processo e profitto

Innanzitutto vorrei sottolineare una delle parole usate da Kotler, “processo”. Si tratta dello studio costante del mercato di riferimento nel quale si vuole andare a competere. Marketing significa infatti letteralmente “fare mercato”, e per farlo conosco solo un modo: comprendere i bisogni e le esigenze delle persone e ideare un mercato nel quale sia possibile scambiare prodotti e valore, generando un profitto.

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Analisi attenta per fare mercato

Se quindi il marketing è questo processo qui, ipotesi veritiera che mi attrae enormemente, altro non è che un’analisi messa in atto per poter fare mercato. Ne consegue che i tanti mezzi di cui ho parlato negli scorsi articoli altro non sono che le parti, gli ingranaggi di una strategia ideata a monte e capace di guidare il lavoro quotidiano di un imprenditore.

Il marketing non si può delegare

Lavoro quotidiano e personale, aggiungo, impossibile da delegare. Un imprenditore lavora infatti per se stesso e il marketing è uno strumento che appartiene al creatore, la storia che ci raccontiamo come possa cambiare tutto e migliorare lo stato delle cose, consentendo non solo di creare profitto e valore, ma anche un senso di mancanza nel pubblico, quando viene meno.

Prima lo studio, poi l’azione

Allo studio segue poi sempre l’azione: l’ascolto, l’attenzione per i dettagli, l’intelligenza emotiva nei confronti dei propri potenziali clienti sono tutte frecce all’arco di un buon imprenditore, utili a crearsi un mercato personale e, ripeto, non delegabile. Si possono delegare tuttalpiù la pubblicità e l’esaltazione del prodotto che si è creato, ma sempre in base a un piano dettagliato.

Sempre sul pezzo

Solo facendo seguire l’azione, partendo, testando il mercato e cercando risposte al lavoro svolto, è possibile percepire l’eventuale bontà delle analisi effettuate: e solo ripartendo dal principio, con nuovi studi si potranno ottenere frutti sempre migliori, ottimizzando il proprio percorso e restando sempre sul pezzo.

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