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Lo spunto per questa mia seconda incursione nel blog di Saverio me l’ha data una riunione a cui ho partecipato qualche giorno fa con tanti lavoratori, molti dei quali hanno più di 55 anni e stanno dunque vivendo in questo periodo la fase prossima alla pensione o all’accompagnamento a tale step della loro carriera.

Una domanda più che legittima

In tanti di quelli appartenenti a tale fascia d’età mi hanno infatti chiesto se fosse possibile collaborare con la mia azienda. Non ritengo affatto che questa richiesta sia pellegrina, anzi: credo che questa situazione si stia verificando giornalmente in tantissime realtà, in un periodo storico in cui è difficilissimo trovare personale, specialmente tecnico, e le aziende si trovano davanti a scelte fondamentali che riguardano il tipo di persona da ingaggiare.

La selezione del personale

Il mio ruolo mi porta spesso ad affrontare dilemmi di questo tipo: il recruitment è il mio pane quotidiano, sul nostro sito internet ci sono tante posizioni aperte e altrettanti sono i curricula che riceviamo. Per quanto si possa perfezionare il modello da utilizzare, con l’introduzione della richiesta di piccoli video di presentazione dei candidati utili a conoscerne esperienze e motivazioni, la scelta finale resta sempre un compito arduo.

I giovani da formare

Io personalmente sposo senza dubbio l’idea, se vogliamo paradossale, che la scelta più fruttuosa in termini di personale sia quella indirizzata su una persona giovane, perché il dipendente modello, in fase iniziale, meno ne sa e meglio è. Quando infatti una persona entra in un’azienda con una cultura di base, educazione, voglia di imparare, lealtà e propensione al gioco di squadra, riesce facile dedicarsi alla sua formazione, con buone probabilità che in sei, dodici o diciotto mesi egli diventi un operatore importante e un fulgido esempio per gli altri.

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Le reticenze degli esperti

Per quanto riguarda le persone che già hanno un’esperienza pregressa, con un’età media intorno ai 40 anni, purtroppo ho riscontrato difficoltà a trovare un equilibrio. Si tratta infatti di lavoratori che hanno già acquisito un metodo di lavoro e che spesso hanno situazioni famigliare e richieste economiche importanti difficili da mitigare con le esigenze aziendali.

La passione degli anziani

Trovo molto bello invece constatare quanto sia grande la scelta che è possibile compiere giornalmente tra le tantissime persone in età pensionabile che si sentono pronte a trasferire la propria esperienza e le proprie competenze agli altri. Come ho detto, preferisco investire sui giovani, ma allo stesso tempo voglio evidenziare che esiste un panorama di lavoratori anziani ma ancora utili, non tanto per le aziende che lasciano, quanto per quelle in cui approdano: allo stress e alla monotonia della vita nelle prime sostituirebbero infatti nuove motivazioni per sentirsi utili agli altri e a se stessi.

 

 

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