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Torniamo a parlare di Business Design e lo facciamo introducendo uno degli argomenti più discussi e di tendenza degli ultimi tempi, gli OKR.

In effetti se ne hai già sentito parlare, ti è capitato molte volte di vedere questa sigla – OKR, Objective and Key Results – associata niente meno che al colosso Google, ma anche ad atri grandi nomi e aziende come Intel, Amazon, Facebook. Il caso di Google rimane però emblematico. Si narra infatti che Larry Page, fondatore assieme a Sergej Brin proprio di Google, testando il suo motore di ricerca avesse scoperto che non rispondere nel migliore dei modi alle sue ricerche, così scrisse su un foglio “queste pubblicità fanno schifo” affiggendolo in sala mensa. Gli sviluppatori notandolo si misero subito al lavoro per risolvere il problema in tempi record. E così fu. Ma Google era ancora un frutto acerbo creato da menti giovani, piene di idee e obiettivi ma con un non ben definito metodo per raggiungerli. Da lì l’incontro che ha cambiato la storia di Google con John Doerr che portò nell’azienda organizzazione, metodo e pianificazione, insomma gli OKR.

Cosa sono gli OKR?

Si tratta di una metodologia che punta all’organizzazione e gestione, ad esempio di un’azienda, che tende alla semplificazione, a mettere in azione procedure lineari in cui si hanno ben chiare quelle che sono le priorità su cui focalizzarsi.

L’acronimo sta per Objective and Key Results, che possiamo meramente tradurre come “obiettivi e risultati chiave”. Gli obiettivi sono costituiti da ciò che si vuole raggiungere, mentre i risultati chiave sono un insieme di parametri altamente misurabili e che quindi danno l’idea dei progressi fatti verso il raggiungimento degli obiettivi.

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OKR, chi può utilizzarli?

Per quanto semplici possano sembrare, gli OKR si basano su meccanismi lineari e logici ma con grandi potenzialità di sviluppo. Hanno una grande capacità organizzativa e di divisione del lavoro che anche se in presenza di folti gruppi, è diretto al raggiungimento di obiettivi comuni. Questo non ci deve far pensare che sia una metodologia adatta solo alle realtà numerose e strutturate. In verità è una strategia che può essere tranquillamente adoperata anche da un singolo, magari proprio nello sviluppo di un progetto, di un prodotto o servizio.

Partire dalla definizione delle priorità

Tutto parte dalla capacità di individuare le priorità, dalla capacità di collaborazione e del lavoro di squadra per i gruppi; per i singoli si tratta di tanta concentrazione e disciplina. Dopo l’individuazione delle priorità e relativi obiettivi si passa all’individuazione dei Key Results, cioè quelle metriche che consentono di avere la cognizione del raggiungimento o meno dell’obiettivo. Si tratta in sostanza di elencare tutto ciò che è necessario per raggiungere l’obiettivo e che può essere misurato e solo dopo questo si possono definire tutte le azioni concrete da realizzare. Inoltre non esistono procedure standard nelle azioni, questo perché il focus è puntato non sul “come” ma sul “perché”: ognuno avendo ben in mente l’obiettivo può scegliere come raggiungerlo nella pratica e questo, all’interno dei team strutturati, può essere anche un vantaggio per stimolare l’azione autonoma. L’importante è la condivisione, la trasparenza perché tutti conoscono gli OKR comuni.

Un esempio di OKR attraverso Noè

Per cercare di introdurvi alla metodologia degli OKR e per darvi una struttura concreta, ho deciso di prendere in prestito uno degli esempi più brillanti e precisi mai ideati. Si tratta di un modello pratico messo a punto da Marco Imperato creatore della community “Product Heroes”, e che prende ispirazione proprio dall’episodio biblico che vede protagonista Noè alle prese con la costruzione dell’arca per sfuggire al Diluvio Universale.

L’obiettivo di Noè è “mettere in salvo una coppia di ogni razza animale prima dell’arrivo del diluvio universale”. Per raggiungerlo deve individuare dei risultati da raggiungere e che siano soprattutto misurabili: 1 costruire un’arca, 2 raccogliere una coppia di animali per ogni specie esistente, 3 capire quanto tempo impiegherà il diluvio a sommergere la terraferma. Ogni risultato viene affidato a una responsabile che ha il compito di individuare il proprio obiettivo e di conseguenza i propri risultati. E questo così via in un crescendo di capacità di delega ma anche di fiducia nelle capacità altrui.

Perché l’elemento interessante che emerge è anche la capacità e possibilità di delega e quindi di vero lavoro di squadra.

Intanto potete consultare l’intero piano relativo all’esempio costruito su Noè a questo link.

 

Dimmi, ti ho suscitato un po’ di curiosità? Credi che questo metodo possa fare al caso tuo e portarti dei vantaggi? Non restare nel dubbio. Prova! Allora chiedimi come poter costruire la tua strategia di OKR e sarò ben felice di aiutarti.






     

     

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