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Come ho scritto qualche giorno fa, non esiste un team senza un leader, né esiste un leader senza un team. Questo comporta per il capo diverse responsabilità e alcune conseguenze: su tutte, il fatto che il successo di chi è al comando di un’azienda è legato indissolubilmente a quello dei suoi collaboratori. È il concetto di empowerment, il processo di crescita che autorizza i dipendenti a gestire autonomamente il proprio lavoro, prendendo in autonomia decisioni importanti.

Costruire la consapevolezza

Questo percorso non è assolutamente il sintomo di un passaggio di responsabilità da parte del leader, anzi. Significa piuttosto aiutare i membri del proprio team a costruirsi una consapevolezza utile a farli sentire più coinvolti all’interno dell’azienda. È insomma tutta una questione di motivazioni e a infonderle non può che essere il caposquadra, attraverso una serie di comportamenti potenzianti nei confronti del team.

Fidarsi del team e ascoltarlo

Un leader deve ad esempio dimostrare fiducia in ciascuno dei propri collaboratori, credendo nelle loro capacità e lasciando loro un raggio d’azione ampio all’interno del quale raggiungere obiettivi predeterminati. Proprio per questo è altrettanto importante che un capo sappia ascoltare i propri dipendenti in maniera attiva e senza pregiudizi, aprendosi così nuove prospettive e nuove opportunità.

Creare stimoli, non problemi

Il rapporto tra un leader e il suo team deve essere franco, ma stimolante. L’attenzione e la concentrazione di tutti vanno poste sulle soluzioni, non sui problemi. È dunque consigliabile fare domande e dichiarazioni potenzianti, facendo intravedere alla propria squadra sempre il bicchiere mezzo pieno. Un team vincente non si pone problemi, ma sfide da superare, ogni giorno.

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Investire nella crescita

È di fondamentale importanza investire nella crescita dei propri collaboratori, incoraggiandone la maturazione e migliorandone le competenze. La formazione è un dettaglio che non va affatto trascurato per far sì che l’efficienza produttiva migliori con costanza. Un collaboratore che si impegna, cerca e trova soluzioni e migliora giorno dopo giorno ha poi umanamente bisogno che i suoi sforzi vengano notati: non bisogna dunque avere paura di mostrare gratitudine e riconoscenza nei confronti delle persone con cui si lavora, dimostrando di tenere tantissimo a loro.

La felicità, fondamentale per un team vincente

Un leader deve creare un senso di appartenenza, un ambiente in cui le persone possano sentirsi felici. Non torno casualmente su questo argomento, già al centro della mia attenzione nell’articolo precedente. Una ricerca condotta presso l’Università di Warwick, in Gran Bretagna, ha infatti dimostrato che le persone felici siano più produttive del 12% sul proprio posto di lavoro: un vantaggio per il team, un vantaggio per il leader.

Le relazioni umane

Sono tanti gli espedienti che possono aiutare a far fiorire la felicità in azienda. In controtendenza con quella che potrebbe essere un’opinione diffusa va però sottolineato come il salario non incida profondamente su questo fattore. Ciò che rende maggiormente felici le persone al lavoro sono invece le relazioni umane. Il vero bisogno è infatti sentire di star contribuendo a qualcosa di importante, di compiere qualcosa di significativo e apprezzato dagli altri.

Gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso

Anche da questo punto di vista ci sono delle iniziative che facilitano il raggiungimento degli obiettivi comuni. Sul luogo di lavoro è per esempio consigliabile, per citare la scrittrice Anne Herbert, praticare “gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso. Sarà utile, per un leader, assumere persone felici e bloccare sul nascere ogni forma di comportamento negativo.

Celebrare i successi, celebrare gli errori

È infine decisivo, per un leader, aiutare tutti coloro che fanno parte del proprio team a trovare un senso profondo in ciò che fanno, celebrando i loro successi e, in misura possibilmente maggiore, celebrandone gli errori: quanto più si sbaglia, tanto più si può innovare e avere successo. Ma questa è un’altra storia, e ve ne parlerò più approfonditamente nel prossimo articolo.

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