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Un argomento, una provocazione: oggi prendo in prestito le colonne del blog di Saverio per spiegarvi perché, considerando quello che ho imparato dalla mia carriera, è giusto che un ingegnere scelga di diventare markettaro della scienza. È una convinzione che è cresciuta ancora di più in me nel corso della mia ultima esperienza, per la quale seguo da vicino gli aspetti tecnici in una società fortemente commerciale che persegue il famoso modello dell’info first marketing.

Non un passo indietro, ma due in avanti

Badate bene: non è un passo indietro, né un gesto irrispettoso nei confronti della mia categoria professionale. Non mi sognerei mai, d’altronde, di eccepire alcunché a tutti i professionisti che, dopo anni di studio, decidono di fare scelte diverse; così come sono convinto che i migliori siano subito in grado di occupare subito spazi lavorativi e professionali, considerato il basso numero di tecnici capaci che esce dalle università.

Un lavoro che ripaghi dei sacrifici

Distinguendo però gli ingegneri capacissimi da quelli meno capaci, mi accorgo che sono sempre di più i professionisti che hanno un volume di lavoro e di affari probabilmente più basso di quanto meriterebbero per i sacrifici compiuti in tanti anni di studio. Proprio rispetto a questo mi sono interrogato sui motivi che portino a una situazione del genere e mi sono dato alcune risposte plausibili.

Più spazio per gli ingegneri

È forse utile sottolineare come il nostro sia un titolo di studio che fa orientare chi lo consegue in un’ottica pericolosa e pericolante: io sono bravo, quindi è il mercato ad avere bisogno di me. Fino a qualche anno era così, ma oggi non c’è nulla di più sbagliato. La verità è che in questo momento storico sono tantissimi i professionisti, gli ingegneri e i tecnici che, dopo anni e anni di sacrifici, non godono dei dovuti spazi lavorativi.

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La mia provocazione non provocazione

Ecco perché la mia provocazione, in fondo tanto provocazione non è. Diventare markettari della scienza può essere utile a farci uscire dallo stallo ed entrare conseguentemente in un modello lavorativo completamente nuovo, proponendoci in maniera diversa e importante sul mercato del lavoro. Un metodo che ho peraltro riscontrato, negli ultimi tempi, anche in ambito medico, nel quale molti specialisti si stanno offrendo al pubblico con un sistema di marketing diverso, oserei dire quasi divertente.

Un nuovo punto di vista per la professione

La nostra categoria deve dunque cambiare punto di vista, senza però trascurare l’aspetto fondamentale del lavoro ingegneristico, ovvero il suo essere chiaramente scientifico. Considerato che gli ambiti professionali sono tantissimi, un ingegnere dovrebbe dunque proporsi sul mercato in maniera diversa, già solo considerando campi di sviluppo professionale da un livello medio-alto in su, quelli in cui ci sono aspetti tecnici più frequentemente utilizzabili. La valutazione di queste opportunità lavorative, essendo ingiustamente bassa, lascia infatti spazi e margini rilevanti.

La scienza nella distribuzione di luce e gas

Una considerazione da fare costantemente è che, come detto, nessuno oggi viene più a bussare alla porta del nostro studio. È quindi arrivato il momento di utilizzare strumenti relazionali innovativi per proporre i nostri servizi. Nel mio caso personale ho riflettuto molto e ho pensato come nel contesto della distribuzione dell’energia elettrica e del gas sia massivamente applicabile la tecnica. Parliamo infatti di due elementi che provocano molto rischio e sono presenti in tutte (o quasi) le case e le aziende del nostro territorio.

Specializzarsi è la chiave

Capita spesso che noi ingegneri, per il nostro timbro professionale, abbiamo l’opportunità di fare tutto, nonostante oggi gli indirizzi universitari tendano a impartire a ciascuno di noi una specializzazione. Anche in virtù di questo, però, sarebbe più opportuno crearci un focus professionale importante, senza pretendere di essere tuttologi e di conoscere la scienza a 360 gradi. Ne conviene quanto sia utile specializzarci dunque su uno dei tantissimi settori tecnico-scientifici presenti sul mercato.

Non è il titolo a fare il professionista

C’è poi un punto sul quale vorrei focalizzare l’attenzione di tutti, colleghi e non: non è il titolo che fa un professionista. La qualifica di ingegneri non ci rende automaticamente dei professionisti, anzi. Abbiamo certamente, per forma mentis, una capacità di elaborazione del problema diversa rispetto agli altri, ma solo e soltanto l’esperienza sul campo fa di noi dei professionisti. La presunzione di esserlo dolo perché si è conseguito un titolo è sbagliata, ognuno di noi dovrebbe capirlo e farne tesoro.

Fare tutto con umiltà

La parola chiave, in questo processo personale e professionale, non può che essere una: umiltà. Bisogna scegliere di partire, e farlo anche dai lavori più semplici. Man mano che il nostro percorso di crescita ce lo consente, possiamo indirizzare gli altri e seguirli, insegnando loro quanto abbiamo imparato con la nostra esperienza. Solo così possiamo diventare dei punti di riferimento per loro.

Markettari per il bene comune

In definitiva, diventare markettari della scienza ci consente di offrire quest’ultima a tutti in maniera equa e di applicarla in maniera sostanziale, facendo in modo che venga applicata quotidianamente non soltanto per il bene dei professionisti, ma soprattutto per quello comune di tutti coloro che ne vogliano usufruire.

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